Ammetto di aver ritardato, forse anche un po’ di proposito, la stesura di questo Blog.
Il mio stage infatti è avvenuto nei giorni 2, 3, 4 e 5 Giugno 2011 ma solo adesso (ahimè ormai fine Luglio) scrivo queste righe.
E’, infatti, un po’ come la pubblicità della crociere (di una nota compagnia di navigazione, qualche tempo fa) in cui il personaggio, dopo essere rientrato da una crociera, piange ad ogni minima cosa che gliela ricorda! Se non ricordo male, lo slogan era: “Se hai provato una crociera, è difficile tornare alla vita di tutti i giorni”….
E, allora, mi presento in modo che potrete capirmi…
Mi chiamo Alfonso, napoletano, amante del mare, della pesca, della vela e annessi. Deportato (ahimè) in Svizzera dove, sebbene il paesaggio lacustre (Lago di Ginevra) ricordi vagamente il nostro amato mare, si è lontani mille miglia da tutto ciò che amo, o, quantomeno, per raggiungerlo bisogna galoppare un bel po’ tra le Alpi per giungere in Liguria. La mia vita attuale mi vede dislocato in un ufficio dove passo gran parte della giornata ed in un Paese che del mare non ha neanche l’odore. D’improvviso, mi trovo catapultato nello splendido e selvaggio paesaggio sardo, a scorrazzare con il gommone su e giu’ per la Costa Smeralda e ad alzarmi alle cinque del mattino per indossare la muta direttamente in doccia per, poi, toglierla alle 10 di sera!!!
Che dire? Di certo, potete immaginare come mi senta.
Ed eccoci, quindi, a raccontare emozioni e sensazioni di 3 giorni che, grazie ad una geniale idea della mia fidanzata (lo stage è stato un regalo apprezzatissimo!) sono diventati una delle più belle esperienze mai vissute, soprattutto grazie alla presenza di Salvatore ed altri amici.
Così come immagino accada a molti fortuiti amanti della pesca in apnea, sono costretto a praticare il nostro amato sport in maniera fugace, tra i miei rientri a Napoli e durante le vacanze in barca a vela, dove ogni momento è buono per scomparire sott’acqua, malgrado le facce storte di fidanzata e familiari che, però, dopo qualche lamentela, apprezzano sempre il pesce fresco.
Il primo giorno in mare è stato importantissimo per prendere di nuovo confidenza con l’apnea e con me stesso, riscoprire i miei limiti e per consentire a Salvatore di conoscermi bene in modo da poter entrare in sintonia e trasmettermi la sua arte (ebbene sì, è di arte che stiamo parlando).
La prima galoppata in gommone (tra onde abbastanza impetuose) ci porta in Corsica insieme all’amico Davide. La prima strategia di pesca esplorata è stata quella dell’agguato in basso fondo, “la pesca del morto” come usa chiamarla Salvatore. Ed eccoci sgattaiolare silenziosi tra la scogliera Corsa ed apprendere ad ogni tuffo e ad ogni agguato i trucchi del mestiere, Salvo avanti ed io dietro, io avanti e Salvo dietro.
“Dietro ad ogni scoglio può esserci una potenziale preda”…..
Io osservo i tuffi ed i movimenti e li ripeto, Salvo mi segue e mi corregge lì dove sbaglio, dandomi consigli e suggerimenti. Importantissima si rileva da subito la scelta della giusta piombatura e l’applicazione del piombo a zainetto che aiuta a stabilizzarsi e ed a rimanere schiacciati sul basso fondo.
Nel frattempo, l’amico Davide si allontana per qualche tuffo più profondo mentre noi insidiamo qualche sarago. Mi rendo protagonista della cattura di un bel cefalo (un chiletto credo) ed al ritorno sul gommone, non avendo scorto nessun’altra preda, mi fregio della cattura più grande. Questa mia spavalderia dura ben poco però. Infatti Salvo subito mi corregge e mi invita ad andare a guardare sempre nel contenitore frigo, prima di parlare (!). Ed è infatti lì che trovo (ahimè) un sarago bello grosso e la mamma del mio “cefalotto”, le catture di Davide. Ma la smentita che mi ridicolizza maggiormente dovrà ancora arrivare. Infatti, dopo qualche miglio di navigazione, Salvo decide di stupirmi con un bel “DUE TUFFI = DUE DENTICI” ed è li che mi faccio piccolo piccolo sul gommone. Due prede stupende con dei colori eccezionali, esaltati dalla luce dell’ormai sol calante.
La cena dunque non è stata povera anzi, nonostante non sia stato facile accordarci da subito sulle tendenze culinarie e sulle ricette per il pescato, il risultato è stato a dir poco squisito.
Non è stato poi difficile, nonostante l’emozione e l’adrenalina, farsi abbracciare dal sonno.
Il giorno dopo sveglia al mattino presto e, accompagnati dalla luce dell’alba, visitiamo subito due belle secche, seconda casa di Salvatore. La giornata è dedicata alla pesca in fondali un po’ più impegnativi (15-20 metri) dove ho modo di praticare sia la pesca in caduta che un po’ di agguato misto ad aspetto. Nonostante avessi dedicato le due settimane precedenti ad un buon allenamento di corsa e piscina e, benché Salvo avesse constatato una mia discreta capacità di apnea, incontro le prime difficoltà a permanere su fondali superiori a 15 metri. Difficoltà soprattutto di carattere psicologico, più che fisico.
“L’apnea è una cosa che sta solo in testa” mi spiega Salvo ed è così che, tuffo dopo tuffo, mi libero pian piano delle mie paure, confessando le mie angosce è liberando il mio ego. Infatti è solo lì, in fondo al mare, che ti trovi ad essere solo con te stesso e a fronteggiare le tue “vocine interne” che ti intimano di risalire nonostante ci sia ancora aria nei polmoni. Così pian piano e con i saggi consigli di Salvo riesco a migliorare le mie apnee (ottimizzando la tecnica di respirazione diaframmatica, concentrandomi e liberando la mente, svuotandola da qualsiasi pensiero).
Funziona! Riesco a pescare in tranquillità oltre i 15 metri e ad insidiare discrete prede.
Ecco che arriva la mia prima Ricciola , preda che sogno da tempo. La vedo arrivare, volteggiare sicura ed impavida tra le castagnole ed altre prede. Miro e tac, presa nella zona della pancia all’altezza della pinna caudale, benché abbia mirato più in alto e più verso la testa. La mia arma, infatti, ha fatto il brutto scherzetto del rinculo che ha quindi deviato di pochi centimetri l’asta dal mio punto di mira.
L’assetto dell’arma è infatti fondamentale, mi spiega Salvatore, ed il mio fucile monta due elastici troppo grossi (da 18) per l’asta che devono spingere. Anche i ferri fanno il mestiere…
Continuiamo poi su altro fondale, questa volta un po’ più basso ma con altrettante belle emozioni.
Si torna a casa a pranzo dove Salvo prepara un bel ragu’ di pesce con il ciliegio appena pescato ed io mi cimento nel secondo piatto con la ricciola e qualche altra preda.
Il pomeriggio è la volta delle prove di mira e della prova al cavo (apnea dinamica).
Viene a farci visita Andrea, amico di Salvo e medico appassionato di pesca in apnea, che vive in Costa Smeralda.
Ci posizioniamo in una zona sabbiosa a 2-3 metri di fondale dove facciamo le nostre prove di mira contro una bottiglia di plastica piazzata a circa 5,5 metri di distanza dal punto di tiro.
Sebbene abituato alla mia arma, noto il grosso rinculo che la caratterizza e il movimento istintivo che faccio per correggerlo, proviamo poi il fucile di Salvo (Roller Alemanni mod ….) che risulta molto maneggevole e spara con precisione e leggerezza (senza alcun rinculo) con una impressionante potenza di penetrazione che accompagna l’asta sino a fine corsa.
Provo anche le pinne di Andrea (le Alemanni Speedy ) che sono davvero eccezionali e consentono di pinneggiare senza il minimo sforzo e con eccezionale efficacia.
Ci attende adesso la prova al cavo, ed è stato questo il momento più emozionante dello stage. Anche Andrea è deciso a provare con me questa emozione.
Arriviamo sul luogo, affondiamo un ancorotto a cui è legato un cavo con una boa all’altra estremità.
Allora Salvo ci prepara spiegandoci come affrontare la prova di profondità, “è sufficiente pinneggiare per i primi metri, per poi lasciarsi andare, farsi abbracciare dall’abisso e guardare dentro se stessi più che verso il profondo, tenere la testa ben accovacciata al corpo e compensare”. Salvo ci accompagna ad ogni discesa ed è lì pronto a sganciare la cintura dei piombi ed a fornire assistenza in caso di necessità.
Salvo non ci ha detto il fondale a cui è piazzato l’ancorotto….
Al mio primo tuffo, arrivo a 23 metri ed anche Andrea si spinge ad una simile profondità. Correggiamo ancora una volta la tecnica di respirazione diaframmatica e si ritenta, al secondo tuffo arrivo ai 28 metri, il corpo è strano a quella profondità e la pressione esterna si fa sentire, quel poco d’aria che chiedi ai tuoi polmoni per la compensazione e per soffiare un po’ di aria nella maschera (che si schiaccia all’inverosimile contro il viso) ti sembra tantissima.
Andrea riesce al suo quarto tuffo a raggiungere l’ancorotto, all’emersione è contentissimo, urla ed esulta come un bambino.
Riprovo ancora, è il mio terzo tuffo. Questa volta Salvo mi consiglia di non sprecare aria da immettere nella maschera.
Con un po’ di tenacia e ancora più convinzione preparo il tuffo e giù, pinneggio per i primi metri, poi mi lascio andare. Nella discesa mi lascio guidare dal cavo che scorre nella mia mano sinistra mentre Salvo è accanto a me. Penso di non farcela, ma continuo a scendere e mi concentro, ad un certo punto eccolo, vedo il fondo e l’ancorotto! Con grande soddisfazione mi avvicino al fondale con movimenti molto calmi (contrariamente a quanto avevo immaginato nel corso della discesa), prelevo un pugno di sabbia che porto sopra con me come se fosse un trofeo.
Una volta sul fondo, infatti, il mio corpo si è assestato, abituato alla pressione esterna e mi sono reso inaspettatamente conto di avere ancora tanta aria nei polmoni. Risalgo,dunque, molto lentamente.
Salvo mi mostra il suo computer da polso: -31 metri e circa due minuti di apnea, mision complete….!
I passi da fare per poter pescare all’aspetto a quelle profondità (probabilmente virtù dei pochi fortunati che possono permettersi il lusso di pescare costantemente durante l’anno) sono ancora tanti ma la gioia e la soddisfazione è molta ed ancor di più la consapevolezza di aver superato una barriera mentale più che fisica.
La pesca in apnea può insegnarti anche questo e, come altri sport, si rivela maestra di vita.
La prova al cavo mi rende più sicuro (senza esagerare) e mi dà la giusta grinta per affrontare (sempre in sicurezza) i prossimi tuffi.
Il giorno dopo si parte alla volta dell’alba e dopo diversi tuffi fatti da Salvo, mi immergo per aiutarlo nella cattura di due belle palamiti che sono state colpite con un solo colpo. La seconda non è ben insagolata e rischia la fuga ma entrambe ci fanno compagnia a bordo….
Continuiamo le nostre azioni di pesca e giungiamo su una secca molto bella dove decido di cimentarmi in una duratura battuta di pesca, mentre Salvo decide di mettersi alla ricerca di un Dentice che tanto volevo portarmi in Svizzera per sacrificarlo all’onore di una bella cena con i miei amici, con tanto di prodotti tipici sardi.
La giornata continua con una spiacevole sorpresa, infatti poco prima di risalire mi imbatto in una rete da pesca dove è sfortunatamente rimasta impigliata una tartaruga. Avviso subito Salvo che, sapientemente, scende a liberarla, la porta in superficie per farla respirare (la loro apnea dura circa 25-30 minuti). Fortunatamente è viva, ma mal ridotta, a malapena riesce a muoversi sul gommone. Chiamiamo quindi la Guardia Costiera e ci fiondiamo all’isola di Caprera per consegnarla al veterinario di turno.
E’ salva e, dopo la dovuta assistenza, starà bene. Altra grande soddisfazione vissuta in piena sintonia ed armonia con lo stupefacente ambiente marino che ci circonda.
La giornata continua con qualche altro tuffo ed altre catture di Salvo.
Io sono ormai stanchissimo e torno alla dimora con il più grande sorriso che abbia mai avuto stampato sul viso.
E’ giunta l’ora del ritorno ormai e, dopo aver impacchettato il dentice con una bella dose di ghiaccio, saluto Salvo e lo ringrazio per il tempo passato insieme.
Sono poche le occasioni e le persone che ti consentono di star bene e di entrare in sintonia in così poco tempo.
Non mancherà un’altra visita a Salvo che, nei miei ricordi, è sempre lì a scorazzare su e giù per la Costa Smeralda.
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